{"id":3525,"date":"2017-12-30T16:29:21","date_gmt":"2017-12-30T16:29:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.logoutmedia.it\/?p=3525"},"modified":"2018-01-04T15:23:57","modified_gmt":"2018-01-04T15:23:57","slug":"pubblicita-online","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/logoutmedia.it\/it\/pubblicita-online\/","title":{"rendered":"Pubblicit\u00e0 online"},"content":{"rendered":"<\/div><\/div><\/div><!-- close content main div --><\/div><\/div><div id='av-layout-grid-1' class='av-layout-grid-container entry-content-wrapper main_color av-flex-cells  container_wrap fullsize'   >\n<div class=\"flex_cell no_margin av_one_fourth   \" style='vertical-align:top; padding:10px 0px 0px 0px ; background-color:#000000; '><div class='flex_cell_inner' ><\/div><\/div><div class=\"flex_cell no_margin av_one_fourth   av-zero-padding \" style='vertical-align:top; padding:0px; background-color:#b02b2c; '><div class='flex_cell_inner' ><\/div><\/div><div class=\"flex_cell no_margin av_one_fourth   av-zero-padding \" style='vertical-align:top; padding:0px; background-color:#000000; '><div class='flex_cell_inner' ><\/div><\/div><div class=\"flex_cell no_margin av_one_fourth   av-zero-padding \" style='vertical-align:top; padding:0px; background-color:#b02b2c; '><div class='flex_cell_inner' ><\/div><\/div>\n<\/div>\n<div style='padding-bottom:10px;' class='av-special-heading av-special-heading-h3  blockquote modern-quote modern-centered '><h3 class='av-special-heading-tag'  itemprop=\"headline\"  >Pubblicit\u00e0 online<\/h3><div class ='av-subheading av-subheading_below ' style='font-size:19px;'><p>ll mercato riparte ma vuole allentare la morsa Google-Fb<\/p>\n<\/div><div class='special-heading-border'><div class='special-heading-inner-border' ><\/div><\/div><\/div>\n<div class=\"flex_column av_one_full  flex_column_div av-zero-column-padding first  \" style='border-radius:0px; '><section class=\"av_textblock_section\"  itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock '   itemprop=\"text\" ><p>La pubblicit\u00e0 digitale torna a correre. Dopo un anno di pausa, il 2016, in cui gli investimenti in tutte le nuove forme di media digitali avevano visto la corsa fermarsi ad appena il 9%, quest\u2019anno le stime dicono che si chiuder\u00e0 con un pi\u00f9 12%, a quota 2,65 miliardi di euro. Corre nel mondo, dove, come negli Usa, approfitta del calo degli investimenti pubblicitari sulle tv e conquista la vetta della classifica dell\u2019Ads spending, Ma corre anche in Italia, dove il mercato sembra essersi stabilizzato e gli investimenti pubblicitari sulle televisioni hanno perfino dato il segno di una lieve risalita. A crescere di pi\u00f9, anche da noi, come dicono i dati presentati pochi giorni fa a Milano da Iab Forum, l\u2019associazione della pubblicit\u00e0 digitale italiana, e dall\u2019Osservatorio Internet del Politecnico di Milano, sono ancora le componenti pi\u00f9 nuove e dinamiche: il video, la programmatica (ossia la pubblicit\u00e0 che \u201csi cerca\u201d i suoi target selezionando i contenuti), i motori di ricerca, la nativa (forme di sponsorizzazione evoluta e interattiva). La pubblicit\u00e0 digitale \u00e8 insomma entrata ormai nell\u2019et\u00e0 adulta, i volumi di risorse che attira e impegna, specie da parte dei grandi marchi, non sono pi\u00f9 episodici. E questo vuol dire che il settore non pu\u00f2 pi\u00f9 permettersi di sottovalutare alcune scorie negative che la corsa rapidissima degli ultimi anni aveva messo da parte. Due soprattutto. L\u2019incontrollabilit\u00e0 degli algoritmi e la concentrazione del mercato. Nelle scorse settimane si \u00e8 verificata una nuova fiammata di polemiche per la presenza di alcuni grandi brand mondiali (e grandi investitori) su siti dai contenuti assolutamente inappropriati.<\/p>\n<div id=\"adv-Bottom\">\n<div id=\"div-gpt-ad-Bottom\" data-google-query-id=\"CN6w0dCQstgCFQ-mUQodNUQPXQ\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/35012960\/repubblica.it\/economia\/interna\/Bottom_0__container__\"><iframe id=\"google_ads_iframe_\/35012960\/repubblica.it\/economia\/interna\/Bottom_0\" title=\"3rd party ad content\" name=\"google_ads_iframe_\/35012960\/repubblica.it\/economia\/interna\/Bottom_0\" width=\"1\" height=\"1\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Quando l\u2019inappropriatezza raggiunge la pornografia, peggio ancora con la presenza di minori, scatta una immediata censura, comunque ex post e quindi tardiva. Ma il tema resta anche quando i contenuti non sono cos\u00ec chiaramente condannabili e c\u2019\u00e8 solo un problema di inadeguatezza rispetto alle strategie di immagine dei grandi marchi. In primavera un primo caso aveva riguardato siti o video con commenti antisemiti o favorevoli al terrorismo. In entrambi i casi le vicende hanno provocato una levata di scudi da parte di marchi come Adidas, Deutsche Bank, Mars, LIdl, come riportato dal quotidiano inglese The Guardian, ma anche da parte di grandi agenzie di pubblicit\u00e0, come la francese Havas, tra le top 5 mondiali del settore, e di recente fusasi dentro la Vivendi di Vincent Bollor\u00e9. Anche adesso, come la scorsa primavera, si sono susseguite la rassicurazioni da parte dei vertici di YouTube, della sua controllante Google e da parte di Facebook, di voler moltiplicare i controlli. Ma la diffidenza non viene meno. E questo porta dritto al secondo problema. Quello di un mercato ormai troppo concentrato: un vero e proprio duopolio ormai. L\u201984% della pubblicit\u00e0 digitale mondiale \u00e8 controllata da Google e Facebook, secondo una stima elaborata dal numero uno mondiale della pubblicit\u00e0, il gruppo Wpp. Il messaggio \u00e8 chiaro. Se nei primi anni del boom della pubblicit\u00e0 digitale la crescita era andata a scapito dei media tradizionali, la stampa prima di tutto, ma poi anche quello che sembrava il grande e imbattibile moloch delle tv, adesso invece \u00e8 tutto cambiato. A fare le spese della crescita dei ricavi pubblicitari di Google e Facebook sono soprattutto gli altri media digitali: portali e app, agenzie e aggregatori di contenuti. Non \u00e8 un caso che l\u2019intero settore abbia sentito il bisogno di trovare un ambito di confronto. Si chiama \u201cCoalition for better Ads\u201d, l\u2019alleanza per la buona pubblicit\u00e0, in sostanza. Ci sono dentro tutti, perfino Google e Facebook. Ma la novit\u00e0 \u00e8 che sono a un tavolo \u201cvirtuale\u201d assieme ai grandi editori, come Springer e Murdoch, ai big del software, come Microsoft, alle grandi agenzie pubblicitarie, appunto, come Wpp, Publicis o Havas. E assieme a tutti i maggiori Iab: quello Usa e quello europeo. \u00abCresce l\u2019esigenza che la pubblicit\u00e0 digitale sia in grado di instaurare un rapporto positivo con gli utenti dei suoi contenuti \u2013spiega Carlo Noseda, presidente di Iab Italia E questo vuol dire mettere a punto assieme, tra tutti i protagonisti del settore, regole di rispetto e comportamenti improntati alla ricerca della massima trasparenza. D\u2019alta parte- continua Noseda &#8211; Proprio le dimensioni che abbiamo raggiunto ci affidano nuove responsabilit\u00e0, soprattutto verso la generazione dei new millennials, giovani che si formano in un ambito completamente digitalizzato e che saranno gli utenti dei grandi marchi e di tutti gli investitori pubblicitari di domani. Sta a noi far s\u00ec che il rapporto tra questi giovani e i media sia un rapporto di massima fiducia. E per questo serve la massima trasparenza\u00bb. E\u2019 per questa esigenza di comprendere che quest\u2019anno Iab Italia ha realizzato assieme ad Ey una ricerca con il compito di definire meglio i confini del digitale italiano. E ne \u00e8 venuto fuori un quadro, presentato durante la due gironi milanese di Iab Forum, impressionante per dimensioni: \u00abL\u2019economia digitale italiana vale 58 miliardi se mettiamo assieme tutto, dalla pubblicit\u00e0 online fino all\u2019e-commerce, alle tecnologie e ai servizi professionali \u2013 spiega Noseda &#8211; E genera anche posti di lavoro: solo nel 2017 solo oltre 30 mila posti in pi\u00f9, che portano il totale a 253 mila unit\u00e0. E il trend \u00e8 positivo: i posti sono cresciuti del 15%, quindi ad una velocit\u00e0 superiore a quella della crescita dei ricavi\u00bb. Ed \u00e8 infatti questa la tendenza pi\u00f9 recente emersa sul mercato: la necessit\u00e0 di soggetti in grado di offrire strategie di comunicazione sull\u2019intero ventaglio dei media digitali calibrate in base alle effettive esigenze degli investitori, che sappiano calibrare tutti i vari fattori in gioco, compresa la scelta dei contesti (visto il rischio di affidarsi ai soli algoritmi) e anche la tipologia di inserimento dei messaggi pubblicitari. Necessit\u00e0 quest\u2019ultima dettata anche da un dato di fatto: la diffusione dei sistemi di Ad Block, che bloccano cio\u00e8 i messaggi pubblicitari sugli schermi degli utenti. E\u2019 un fenomeno che riguarda solo gli utenti dei media collegati alla rete fissa, tipicamente pc e tv connesse, e soprattutto gli utenti di Chrome, il browser di Google, che sul mercato Usa ha una quota del 60%. E\u2019 un fenomeno che al momento non sembra toccare le app dei dispositivi mobili, smartphone e tablet. Ma questo \u00e8 un ulteriore problema perch\u00e9 il piccolo schermo dei telefoni non \u00e8 dei pi\u00f9 adatti per uno sviluppo completo dell\u2019offerta pubblicitaria. I cui ricavi crescono, ma a velocit\u00e0 pi\u00f9 bassa rispetto alla crescita del traffico dati degli utenti.<\/p>\n<\/div><\/section><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":3526,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[10],"tags":[],"translation":{"provider":"WPGlobus","version":"3.0.1","language":"it","enabled_languages":["en","it"],"languages":{"en":{"title":true,"content":true,"excerpt":false},"it":{"title":false,"content":false,"excerpt":false}}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/logoutmedia.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3525"}],"collection":[{"href":"https:\/\/logoutmedia.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/logoutmedia.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logoutmedia.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logoutmedia.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3525"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/logoutmedia.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3525\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3538,"href":"https:\/\/logoutmedia.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3525\/revisions\/3538"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logoutmedia.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3526"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/logoutmedia.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3525"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/logoutmedia.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3525"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/logoutmedia.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3525"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}